Haruki Murakami

Niente da fare. Murakami non fa per me.

Di solito quando leggo un nuovo autore e non mi convince subito gli do una seconda possibilità,perchè quasi mi spiace non poterlo apprezzare; con lui non funziona proprio.

Il primo romanzo letto è stato  La Fine del mondo e il paese delle meraviglie  , scelto principalmente per il titolo e perchè attratta dall’idea dei due mondi paralleli che si incontrano: ma iniziò a piacermi solo dopo 3/4 del libro; il romanzo ha più di 400 pagine, e ho avuto come l’impressione che ne sarebbero bastate meno della metà per dare vita alla trama. Spunti interessanti, qualche frase sottolineata, trama abbastanza allucinata, però niente di più. Mi sentivo come quando ho un grande appetito, ma a fine cena non sono del tutto soddisfatta..e ti rimane quel languorino in bocca.

Una volta che si è perso qualcosa, anche se questo qualcosa non esiste più,resta perso per sempre

 

Pensai che forse avevo scelto un libro troppo lungo e quindi pochi giorni fa ho comprato un altro suo romanzo, definito dalla critica come “una storia di raffinata delicatezza, malinconica e romantica [..] uno dei romanzi più celebrati dell’autore, un distillato purissimo della sua poesia”. Bene. I presupposti mi piacciono e mi accingo a leggere  A sud del confine, a Ovest del Sole .

Delusione.

L’immagine che mi si materializza in testa quando lo leggo è quello di una stanza vuota, senza mobilio, se non lo strettissimo necessario. Asettico.Asciutto.

La storia effettivamente è malinconica..ma una malinconia arida, che non ti lascia nessuna scia addosso.Nessuna sensazione in cui rivedersi, nessuna emozione a cui pensare. Non riesce a sorprendermi in nessuno modo. Aleggia sempre quell’idea di “non finito”, come se girasse intorno al succo della trama con un sacco di parole, ma poi al dunque non ci arriva mai e tu sei lì che aspetti..ma non arriva.

Gli esseri umani, a volte, sono destinati, solo per il fatto di esistere, a fare del male a qualcuno.


-Sai – disse Hajime- dalle foto non si capisce nulla. Non sono che ombre. La vera me stessa è da un’altra parte, in un posto che l’obiettivo non poteva riprendere.

-Perchè la guardi con così tanta insistenza?

-Per recuperare il tempo perduto – le risposi- Non ti vedo da più di vent’anni e voglio colmare, anche se solo in parte, questo vuoto.


Ero troppo egoista per piangere per qualcun’altro e non avevo più l’età per piangere per me stesso.

 

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