New York: day 5- Bronx, Brooklyn e Queens

Oddio non mi ero accorta che erano già  passati quasi due mesi dal mio ultimo post su NewYork..che stordita!!

Vediamo di recuperare un po’!

Il quinto giorno nella Città delle Meraviglie ricordo che è stato bellissimo; durante l’ultimo giro con la guida eravamo rimaste molto incuriosite dal tour dei “quartieri” fuori Manhattan e visto il prezzo allettante decidemmo di aggiungerlo tra le nostre mete.

Solita colazione da Starbucks con “dolce latte” (alla cannella) e carrot cake e poi sul bus!

Percorriamo un bel tratto a nord, attraversiamo L’Upper East Side, parte di Harlem per poi attraversare un ponte che ci avrebbe portato nel Bronx. Ricordo bene come, nel giro di pochi km, il paesaggio sia cambiato: niente più grattacieli sfavillanti, niente più luci e neon esagerati nè traffico a perdita d’occhio. La nomea di questo borough è famosa a tutti e  la stessa guida ci ha detto che per visitare questa parte di NewYork ci voleva una maggior cautela rispetto ad altre zone.Ok..non immaginatevi scenari da film, con bande di gangsta pronti a far fuoco mentre scendiamo dal pullman, però effettivamente la sensazione di “periferia” era piuttosto palpabile.

Come ogni zona periferica di rispetto (non è sarcasmo il mio) c’erano un sacco di murales bellissimi e stracolorati! Soprattutto un paio avevano catturato la nostra  la nostra attenzione  e le nostre macchine fotografiche.

bronx Ma probabilmente per i turisti l’attrazione principale del Bronx è lo Yankee Stadium. Si si proprio quello che si vede in tanti film americani! Ovviamente foto d’obbligo come lo è stato anche comprare gadget vari (ufficiali!!) della squadra. (Non che mi sia mai interessata a questo sport, ma non potevo non tornare a casa con una cosa così tipicamente americana come la pallina da baseball!!).

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  Yankee Stadium – Bronx

Prima di rimetterci in marcia notammo numerose scarpe appese ai fili della luce, o ai pali che sorreggevano i ponti..si, proprio scarpe. La guida ci disse che è un “gesto” tipico nelle zone popolate da bande e viene usato..per marcare il territorio.

Bhe..paese che vai..usanza che trovi!!

Risaliti sull’autobus abbiamo percorso, purtroppo senza sosta, le strade del Queens.

Grande ed irregolare, questo quartiere ha numerose attrattive e zone sia commerciali che residenziali (come Long Island City) e vi sono due dei principali aereoporti di NewYork.

Numerose le etnie che sono confluite  in questo quartiere nel tempo: italiani, sud americani e tantissimi greci. Proprio questi ultimi si sono concentrati nella parte nord del borough , in quella zona che prende il nome di Astoria. Casette basse col giardino, come tante villette a schieraInnumerevoli negozi di alimentari,ristoranti, botteghe di ogni tipo e di ogni nazionalità: la bellezza di vivere come in una piccola città a due passi dalla grande Manhattan. Mi ha fatto una bella impressione! (al contrario di chi mi aveva detto che questa zona era terribile e di forte degrado).

Prima di approdare a Brooklyn ci fermiamo per fare foto panoramiche e per ammirare un (altro) bellissimo murales, fatto in memoria della tragedia dell’ 11 Settembre.

11 sett

Rimessi in marcia,poco dopo facciamo una breve sosta a Brooklyn: il più popoloso dei sobborghi newyorkesi con circa 2,5 milioni di abitanti! Nonostante fu annessa a NewYork a fine ‘800 è come se fosse una città a se stante e continua a mantenere un’identità del tutto personale.Nel periodo di intensa immigrazione italiana (dalla seconda metà dell’800 ai primi decenni del ‘900), Brooklyn divenne nota ad alcuni col nome italianizzato di Broccolino, ma ad oggi, questo “quartiere” è un vero melting pot , dove abitanti ebrei, russi, italiani, arabi.. vivono l’uno accanto all’altro. L'”italianità” si respira abbastanza palesemente e ci sentiamo quasi a casa quando entriamo in un famoso bar della zona: Fortunato Brothers. Paste che si possono trovare in una qualsiasi pasticceria del sud Italia, parlata americana con influssi italiani e caffè buono!! Giuro!!

E’ tempo di tornare e attraversiamo veloci le strade di Williamsburg dove vive una delle più grandi comunità di ebrei ortodossi.( Per intenderci quelli che hanno lunghi boccoli  e copricapi neri).

Il pullman ci lascia a Soho che (purtroppo) non riusciremo a vedere come avrei voluto (ma mi è bastata un’occhiata per capire che di questa zona mi sono già bella che innamorata) e, visto che abbiamo ancora parte del pomeriggio a disposizione, decidiamo di andare al World Trade Center. Tappa immancabile.

Tutte le vie che costeggiano la zona colpita dalla tragedia dell’11 Settembre sono indicate con cartelli neri, in segno di lutto e giuro che man mano che ci si avvicina a dove prima c’erano le Torri Gemelle si respira un’aria diversa, pesante: numerosi controlli prima di entrare e poco alla volta la gente smette di vociare, le voci si abbassano, i gesti si fanno lenti..sembra un’enorme e continua processione. Giuro che è impossibile non commuoversi. Come se ci si trovasse in un campana di vetro al di fuori della città, dove tutto è fermo ed immobile.

World Trade Center

World Trade Center (particolare)1

E dopo questa tappa è tempo di tornare in hotel.

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