A perdifiato

Ieri, gironzolando tra le librerie del centro, ho notato un titolo di Baricco che mi giungeva nuovo..che gioia quando ho visto che il libro era praticamente stato stampato il mese scorso!! l’ho comprato immediatamente!

Non preoccupatevi (o, a seconda dei gusti, non dispiacetevi)..nessuna recensione..non uso il blog per fare critica dei testi, non è il mio obiettivo; ma, essendo Baricco uno tra i miei scrittori preferiti, non potevo non spendere due parole su ciò che mi lasciano i suoi testi.

Smith&Wesson l’ho comprato quindi ieri pomeriggio: l’ho iniziato meno di due ore fa e l’ho già finito.

Il libricino è di poco più di 100 pagine ed è scritto praticamente come un testo teatrale a dialoghi, ma per me il miglior Baricco, va letto tutto d’un fiato. Non c’è altro metodo per immergersi completamente nei suoi pensieri (astrusi, ma così spesso visceralmente veri!!) che non fermare mai la lettura..come se si facesse una corsa e non ci si può fermare fino a quando non si arriva al traguardo. Non so perchè, ma è così.

Se dovessi sostare troppo avrei timore di non cogliere l’essenza delle sue parole che devono essere lette nella loro completa nudità.

Guardi che le parole sono piccole macchine esatte, mi creda, se uno non le sa usare, tanto vale che non le usi […]

Che poi nei suoi miglior libri (a mio modesto parere da lettrice, Oceano Mare in primis e Castelli di Rabbia poi) le considerazioni, i confronti..ti vengono in mente dopo la lettura: come se il tuo cervello continuasse a rielaborare le parole lette.. un work in progress insomma! Quante sottolineature che ha la mia copia di Oceano Mare! di colori differenti in base alla volta in cui l’ho letto..ad età differenti, con stati d’animo diversi e con il desiderio di trovare ogni volta la risposta che andavo cercando. Una specie di “libro totem”.. si può chiamare così?                                                                                                       Si, perchè leggendo i suoi libri si ha come l’impressione di fare una caccia al tesoro in cui si è sicuri di vincere.

Che poi la prima volta che lo lessi (Oceano Mare ce lo fece leggere al liceo la prof di italiano), dopo una decina di pagine mi dissi :”ma che roba è? un libro fantasy? “; non mi ci raccapezzavo mica tanto. Ero scombussolata perchè non riuscivo ad etichettarlo in nessun genere.

Invece.

Invece poi me ne sono innamorata, perchè potevi scegliere tu che tipo di libro di fosse, che finale potesse avere e che risposta trovare.

Smith&Wesson mi è piaciuto, a differenza di alcuni suoi ultimi altri lavori. Ho ri-scovato quel pizzico di magia che non riuscivo più a trovare nei suoi libri.. che poi forse più che magia, la parola giusta è follia. Si, mi piace perchè è folle.

– A lei piace troppo la vita, vero?

– La trovo un’imbarazzante circostanza che può riservare impareggiabili soddisfazioni

Dai, una frase del genere scritta da un qualsiasi altro scrittore risulterebbe senza senso, eppure, nella sua penna ha un senso..un senso assurdo ed irrazionale, ma ce l’ha.

A volte descrive le sensazioni e le situazioni con cosi tanti aggettivi e parole che non mi capacito di come possa creare qualcosa di senso compiuto; e poi ti ritrovi a pensare: “cazzo, ma è proprio quello che pensavo io, ma messo per iscritto”.

Non penso che ci siano delle morali nelle sue opere, ma piuttosto che  metta nero su bianco le paure più ataviche di ognuno di noi; ma col suo modo di scrivere, è come se queste si sciogliessero, e così tanta paura più non ci fanno.

[ ..] Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. Avrei dovuto dirle che tutti lo fanno chiusi nelle loro paure, chiusi dentro la botte mefitica delle loro paure. […] Si semina, si raccoglie, e non c’è nesso tra una cosa e l’altra. Ti insegnano che c’è, ma … non so, io non l’ho mai visto. Accade di seminare, accade di raccogliere, tutto lì. Per questo la saggezza è un rito inutile e la tristezza un sentimento inesatto, sempre. [..]

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