Giovanni Segantini: la mostra a Milano

Ieri sera sono andata a vedere la mostra di Segantini; non vedevo l’ora, anche se temevo si sarebbe rivelata una delusione come, purtroppo, è capitato più volte con le esposizioni a Palazzo Reale.

E invece è stata perfino superiore alle aspettative.

Per chi non è malato di arte come me, un brevissimo riassunto per darvi l’idea di chi fosse. Giovanni Segantini è uno dei massimi esponenti del Divisionismo italiano, “movimento” pittorico caratterizzato dalla separazione dei colori in singoli punti o linee e per un certo senso potrebbe essere il fratello gemello del Puntinismo francese. In Italia si sviluppò dall’ultimo decennio circa del XIX secolo.

Segantini ritrattonacque ad Arco, in Trentino,nel 1858 e per una serie di sfortunate situazioni si ritroverà ad 8 anni orfano a Milano, dove era stato affidato ad una zia. E sarà proprio nella città meneghina che si formerà, decidendo in seguito di frequentare l’Accademia di Brera. Dalle sue prima opere si capisce che non ha ancora trovato una propria strada e quindi si cimenta in diversi soggetti dai quali si percepisce chiaramente un influsso della tecnica fotografica, del verismo lombardo e una spiccata sensibilità nei confronti della luce e dei suoi effetti; tutti caratteri che attirano l’attenzione del mercante Vittore Grubicy che decide di tenerlo sotto la sua ala protettrice e di introdurlo nella cerchia dei clienti della borghesia arricchita.

Il Naviglio aPonte S.Marco - Milano

Il Naviglio al Ponte S.Marco – Milano

Il Coro di S.Antonio Abate -Milano

Il Coro di S.Antonio Abate -Milano

Nel 1881 Segantini si trasferisce in Brianza dove, finalmente, ispirato dai paesaggi ricamati di nebbia, ma carichi di luce e di semplicità contadina, trova il suo ideale di pittura, influenzato dalla scuola di Barbizon e dal verismo di Millet. Di questo periodo il capolavoro immenso (anche per le misure della tela) de Alla Stanga, dove un semplice paesaggio montano, animato dalla pacifica presenza delle mucche al pascolo e le appena accennate case sullo sfondo sembra voler descrivere la maestosità dell’infinito.

Alla stanga 1885L’anno successivo, nel 1886, ridipinse Ave Maria a trasbordo che, tre anni prima gli aveva fatto vincere un prestigioso premio ad Amsterdam e che col tempo si era rovinato. L’opera, a mio parere STUPENDA, viene considerata come la sua prima di matrice divisionista. Impossibile non sentirsi catturati da quella luce abbagliante e non sentirsi cullati dalla pace e benessere che la tela sembra bisbigliarci.

Ave Maria a trasbordo

Ave Maria a trasbordo

Alla fine dello stesso anno l’artista si trasferisce presso il borgo grigionese di Savognino dove le sue pitture divisioniste risentiranno sempre più dell’influsso simbolista: all’interno della sua produzione simbolista predomineranno figure femminili, ed in particolare il soggetto di gran lunga più ricorrente è quello della maternità, umana, animale, con significato positivo e negativo.

Ne sono esemplificativi l’opera Le due madri, esposta nel 1891 alla prima Triennale di Brera, di una tenerezza e semplicità frugale indescrivibile,

le due madri

e l’eterea bellezza de L’Angelo della vita, una modernissima Madonna su un trono di betulla che accompagna lo spettatore tra le intricata strade del simbolismo e l’eleganza dello stile liberty.

l'angelo della vita

Segantini morirà nel 1899 in seguito ad un forte attacco di peritonite.

(Scusate, mi è partito l’invio per sbaglio, senza aver finito l’articolo.)

Spendo due parole sulla mostra.

A me è piaciuta. Finalmente una mostra (come anche quella di Chagall, sempre nella stessa sede espositiva) dove le opere sono veramente solo dell’artista in questione e non uno specchietto delle allodole per attirare la gente. Tante opere, famose e non e corredato di essenziali informazioni per il visitatore.

Provo però sempre dispiacere nel vedere che la gente è attirata sempre da quelle che vengono definite dalla critica le “mostre blockbuster”,  ossia quelle esposizioni con grande affluenza e consenso popolare, (per intenderci..Van Gogh, gli Impressionisti…) che, non sempre, sono poi veramente valide. Ieri sera a Palazzo Reale c’era una fila immensa di persone solo per vedere Van Gogh; per Segantini non c’era quasi nessuno. Oddio, meglio così, perchè almeno si poteva girare in tutta tranquillità e godersi in santa pace tutte le opere, però è un peccato che non si riesca a spingere la gente a conoscere qualcosa di differente da quello che è più “commerciale”. Anche perchè la mostra di Segantini mi ha veramente lasciato qualcosa di nuovo, mi ha interessata ed ha arricchito il mio bagaglio culturale-artistico, cosa che dovrebbero fare tutte le mostre per poterle definire tali.

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