Rissa in galleria – Umberto Boccioni

Eccoci quà!! Prima di tutto BUON ANNO a tutti!! 🙂 Spero abbiate passate fantastiche feste a strafogarvi di cibo, buon vino e tante risate!

Come anticipato nel post delle novità, con l’anno nuovo ho introdotto una nuova pagina nel mio blog, dal sapore storico-artistico e che ho chiamato Cafe Guerbois; oggi il primo appuntamento, quindi prego, accomodatevi pure al tavolino e godetevi, spero, la merenda.

(p.s chiedo scusa da subito, se i primi articoli magari risulteranno poco fluidi, ma mi devo un po’ riabituare a scrivere di arte in modo riassuntivo ma esaustivo)

In questa prima settimana di Gennaio ho provato l'”eccitante” situazione di lavorare un paio di giorni in un grande negozio di abbigliamento, in centro, durante il periodo di saldi. La morte . Se già prima odiavo l’accalcarsi di gente quando si fa shopping, figuriamoci ora che ho provato a stare dall’altra parte della barricata. Un casino pazzesco! Gente che si strattonava per recuperare la canotta con lo sberlus, persone che, pur di non abbassarsi a raccogliere un giaccone a terra, lo saltava,.. mi sono meravigliata di non aver raccolto cadaveri a fine giornata! Quindi, ripensando proprio a questi giorni, mi è balenato davanti agli occhi un’opera che in un certo senso descrive perfettamente la situazione in cui mi sono trovata: Rissa in galleria del grande Umberto Boccioni ( Reggio Calabria 1882 – Chievo 1916)

Rissa in galleria, Umberto Boccioni, 1910

Rissa in Galleria, Umberto Boccioni, 1910

L’opera, per i “non addetti ai lavori” è sicuramente non tra quelle più conosciute, anche perchè il nome di Boccioni viene spesso associato, giustamente, al movimento Futurista, e questa non è ancora una tela che si possa definire tale, seppur ne contenga le basi pittoriche.

La tela è del 1910, e ad oggi si trova presso la Pinacoteca di Brera a Milano, dove è entrata a far parte della collezione Jesi dal 1976. Il soggetto raffigura una rissa tra due prostitute dinanzi ad un (tutt’ora) noto Caffè milanese, sotto la Galleria Vittorio Emanuele, nel centro della città (dovrebbe essere l’attuale Caffè Campari).

Il quadro non si può ancora definire pienamente futurista, benchè nel 1910 il Movimento era già stato costituito nella città meneghina e da lì a poco sarebbe anche stato creato il “Manifesto dei pittori futuristi“; manifesto nel quale si dichiarava una fiducia illimitata nel progresso e nell’industria, si decretava la fine delle vecchie ideologie e si esaltavano inoltre il dinamismo, la velocità e la guerra, che veniva intesa come “igiene dei popoli”.

Benchè in Rissa in galleria non ci sia ancora una totale deframmentazione della figura come si vedrà in altre opere del movimento  (come per esempio Materia, 1912, dello stesso Boccioni, Materia, Boccioni                                                  oppure Ragazza che corre sul balcone, 1912, di Giacomo Balla Ragazza che corre sul balcone, Giacomo Balla), sono ben presenti tutti quegli elementi che i futuristi approvavano e idolatravano.

Prima protagonista della tele è la luce, sotto forma di lampioni elettrici (oltre che dalle insegne della vetrina brulicante di riflessi): una luce sfavillante e vibrante che sottolinea ed incornicia bene le figure umane che pullulano sulla tela e che ricorda massicciamente la tecnica del divisionismo, quasi portandola all’esasperazione. Secondo elemento chiave dell’opera è il dinamismo: le figurette che popolano la tela sono vive ed in movimento; Boccioni riesce a trasmetterci la concitazione dinamica dell’evento, con un’ideale fusione tra la folla sovra eccitata e la vibrazione della città tutt’intorno. Anche il taglio della scena, che non permette di cogliere la fine della strada, da un’idea di dinamismo e velocità..come se la fiumana di gente non dovesse mai smettere di accorrere per assistere alla scena. E’ come se la città stessa fosse viva e palpitante, e non a caso l’autore scelse come città Milano; oltre che essere la città in cui si trasferì dal 1907 è anche quella che diede respiro al movimento futurista. Inoltre il quadro potrebbe essere una specie di testimonianza storica diretta di quello di quello che doveva essere il fervore di Milano alle soglie della Grande Guerra, riassumendo in sé i contrasti di una metropoli in profondo cambiamento.

Rissa in galleria è una celebrazione della città, intesa come metropoli in continuo divenire e cambiamento.

E’ di poco precedente, ma la ricorda molto, soprattutto nei colori e nella luce, a quella che può essere definita la prima opera futurista di Boccioni, La città che sale (1910-1911), di cui esistono tutt’oggi numerosissimi studi e che incarna appieno la celebrazione dell’industria e della sua inarrestabile avanzata.

Città che sale, Boccioni, 1910-1911

La città che sale, Boccioni, 1910-1911

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