Henri Rousseau e la pittura naif

Buongiorno a tutti!!

Oggi giornata novembrina a Milano..piove da ieri..che tristesssa…Così proverò a insinuare un po’ di colore e brio a questa grigia domenica! Vorrei infatti raccontarvi di Henri Rousseau, o meglio conosciuto come il Doganiere.

Come ho già accennato (almeno, penso di averlo fatto..) in qualche post precedente, per un breve periodo lavoro come assistente di galleria in uno spazio temporaneo in zona Brera; espone un fotografo israeliano e i suoi scatti immortalano personaggi di alcune tribù africane dell’Etiopia e Namibia. (Già che ci sono, faccio anche un po’ di pubblicità all’evento e vi lascio il link se foste interessati a darci un’occhiata)..quindi per me è stato abbastanza immediato associare questi indigeni ai personaggi delle tele di questo artista francese che, come leggerete, di discosta parecchio dallo “star system” della sua epoca.

Henri Rousseau (1844-1910) fu un pittore un po’ al di fuori dai soliti schemi, in quanto possiamo dire che dipingeva solo per hobby; non ci campava mica con quel mestiere, come lo stavano facendo alcuni suoi contemporanei ( come Picasso e Matisse per esempio). La sua professione ufficiale era quella di gabelliere nell’ufficio comunale del dazio di Parigi,  da quì infatti deriverà poi il suo soprannome de il Doganiere. Inizierà ad avvicinarsi alla pittura da autodidatta intorno agli anni ’70, quando ormai aveva già passato l’età canonica per iniziare a mettere mani su pennelli e tavolozze di colori, senza aver alcuna formazione artistica o “conoscenza”. Nonostante ciò,  nel 1886, decise di partecipare al *Salon des Indépendants.

Non gli andò molto bene. Anzi, la critica fu decisamente aspra nei suoi confronti e in quella della sua tela, Sera di Carnevale. 

Sera di Carnevale, Rousseau, 1886

Sera di Carnevale, Rousseau, 1886

Per gli accademici un’opera del genere non poteva nemmeno essere considerata tale: una giovane coppia in abiti di carnevale si dirige verso casa, in mezzo ad uno spoglio paesaggio, in una notte illuminata solo da una pallida luna. Zero prospettiva, figure esageratamente semplici ed abbozzate. Per l’Accademia era già abbastanza difficile “digerire” le profonde trasformazioni e rivoluzioni che stavano attuando gli Impressionisti, figuriamoci trovarsi di fronte ad un’opera così “ingenua”. Ma sarà proprio questa estrema semplicità e inesperienza che farà del Doganiere uno degli esponenti di quella che viene chiamata arte naïf (che vuol dire, per l’appunto, ingenuo). Cercò quindi di trasformare questi suoi “difetti” in un modo di dipingere chiaro, di impatto e senza troppi fronzoli. E così continuò a sfornare tele.

A me personalmente l’opera piace, nonostante non ci sia tecnica, mi piace per quello che evoca, quell’atmosfera un po’ sospesa, un po’ onirica..mi ricorda i disegni di alcune fiabe per bambini.

Col passare degli anni  si assiste ad un’evoluzione del suo stile che diventa più attento alle proporzioni, alla prospettiva e alla distribuzione della luce, meno piatta ed irregolare rispetto al passato. Nel 1905 partecipa al **Salon d’Automne con l’opera Leone affamato che azzanna un’antilope.

Leone affamato che azzanna antilope, 1905

Leone affamato che azzanna antilope, 1905

Diciamocela tutta, l’antilope non è molto proporzionata e sembra più grande del leone il quale ha la ferocia di un peluches: tutta la scena è un fermo immagine. Predomina la natura selvaggia e lussureggiante, il cielo è azzurro, il sole alto, ma non vengono proiettate ombre nè luci. Inoltre era del tutto improbabile che Rousseau avesse visto di persona quelle ambientazioni. A maggior ragione veniva quindi criticato: in un’epoca in cui dominava la pittura en plein air degli Impressionisti  (pittura all’aria aperta), un’opera totalmente immaginata e sognata veniva guardata con sospetto.

Eppure il Doganiere continuò su quella strada, e sfornò altri paesaggi da jungla (e non solo) con personaggi onirici quali un’ incantatrice di serpenti o una zingara addormentata. Fino a quando, poco prima di morire, non dipinse un’opera che sicuramente (senza saperlo) conoscete tutti: Il Sogno.

 Rousseau,Il sogno,1910

Rousseau,Il sogno,1910

Non la riconoscete? la pagina interna dei diari della Smemoranda!!

Nel timore che il pubblico non capisse il quadro, Rousseau scrisse una poesia per accompagnarlo:

Yadwigha in un bel sogno
dolcemente addormentata
sentì il suon di cornamusa
d’un incantator cortese.
Mentre la luna riflette
sui fiumi [o fiori] i verdi alberi,
serpenti l’orecchio prestan
alle liete melodie.

Le sue opere, se fossero state dipinte negli anni ’20 del XX secolo sarebbero sicuramente entrate nelle grazie dei Surrealisti, in quanto trasmettono quel senso di visione e di onirico tipico di quello stile; quindi, senza saperlo, contribuì senza dubbio a rivoluzionare fortemente l’arte alla fine del XIX secolo, nonostante le sue tele non ebbero mai un grande successo commerciale. Al contrario, alcuni nomi di grande fama, quali Picasso e Gauguin, lo elogiarono, soprattutto per quelle note di primitivismo e di esotismo tanto care a loro e che vedevano come un tentativo di ritorno alle origini.

*Salon des Indépendantsesposizione d’arte senza giuria nè premi che si svolgeva a Parigi, ogni anno dal 1884, in cui qualsiasi artista poteva partecipare liberamente per “rivendicare” una propria espressione artistica.
**Salon d’Automne:  è un’esposizione d’arte che si tiene ogni anno a Parigi dal 1903; chiamata così perchè organizzato nella stagione autunnale per non sovrapporre le mostre al Salon e al Salon des Indépendants.
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