La Fontana dei Fiumi – Gian Lorenzo Bernini

Questa domenica ho deciso di dedicare la pagina del Cafè Guerbois ad un artista che sicuramente conoscete, se non altro per i recenti notiziari televisivi: Gian Lorenzo Bernini. Ci sarebbero una caterba di cose da dire riguardo l’artista napoletano, ma ovviamente cercherò di essere il più sintetica ma esaustiva possibile, nonostante dovrò per forza descrivere un po’ anche di altre sue opere per contestualizzare al meglio la sua figura. Non parlerò però  della tanto citata  Barcaccia, ma di un’altra fontana, la mia preferita dell’artista, che si trova in Piazza Navona, la Fontana dei Quattro Fiumi.

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Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), figlio di uno scultore toscano, fu sicuramente uno dei principali protagonisti del barocco italiano e soprattutto romano; dominatore della scena artistica romana per oltre cinquant’anni segnò un’importante svolta stilistica nel mondo della scultura che raggiunse una perfetta fusione tra elementi naturalistici e quelli legati alla tradizione più consolidata. Rivoluzione, dinamismo ed inventiva le parole che meglio descrivono il suo operato.

Allievo del padre, abbandonò ben presto gli stilemi tipici della scultura tardo cinquecentesca  per intraprendere una strada più drammatica e ricca di tensione, come si può vedere nei suoi lavori de il David (1623-1624) e nello stupendo gruppo marmoreo di Apollo e Dafne (1622-1625), entrambe realizzate su commissione del Cardinale Scipione Borghese.

Apollo e Dafne, Bernini, 1622-1625

Apollo e Dafne, Bernini, 1622-1625

David, Bernini, 1623-1624

David, Bernini, 1623-1624

David è bloccato nell’atto culminante del confronto con Golia, che non si vede ma che è implicito grazie ai gesti e all’espressione dell’eroe biblico, mentre i personaggi del poema di Ovidio sono colti nell’attimo eterno in cui la bella Ninfa sta per trasformarsi in alloro e il dio sta per raggiungerla: i due amanti sono come sospesi in quell’istante che non avrà mai fine e il marmo si fonde e si propaga nello spazio cancellando totalmente l’idea di materia statica e fredda. Il fogliame del lauro che unisce capelli ed estremità degli arti di Dafne crea trafori, ricami mai visti prima d’ora, se non nella pittura.

Il 1623 fu un anno cruciale per le sorti di Roma, anche dal punto di vista artistico. Fu eletto papa Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII, un pontefice ambizioso, amante delle arti e grande ammiratore di Bernini, da lui considerato l’artista ideale per realizzare i suoi progetti urbanistici e architettonici. Il Papa scelse Bernini come colui il quale, attraverso l’arte, avrebbe ridonato potere, fasto e celebrazione alla Chiesa. Di questo florido periodo ricordiamo lo strafamoso Baldacchino (1624-1633) in San Pietro, la Tomba  dello stesso Urbano VIII (1628-1648), sempre a San Pietro, ma terminata molti anni dopo e la bellissima Fontana del Tritone in Piazza Barberini  (1642-1643).

Dopo la morte di Urbano VIII e la salita al pontificato di Papa Innocenzo X la fortuna di Bernini sembra fermarsi improvvisamente, in quanto il nuovo pontefice, molto più austero e rigoroso, prediligeva l’arte meno travolgente del Borromini (a cui, per esempio, venne richiesto di rimodernare l’interno di San Giovanni in Laterano); eppure, durante il pontificato del Papa  Pamphil, lo scultore eseguì tra i suoi massimi capolavori di espressività scultorea: la Cappella Cornaro nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, con la Transverbazione di Santa Teresa d’Avila (1646-1652). Bernini creerà quasi un palcoscenico, con tanto di mezzi busti dei familiari della Santa che fungono da pubblico, mentre osservano l’estasi della Santa, così ricca e piena di sensualità tanto da far quasi dimenticare di essere dinanzi ad un momento mistico e religioso.

E nel 1648 iniziò i lavori per la bellissima Fontana dei (quattro) Fiumi.

Fontana dei Fiumi, Bernini,  1648-1651

Fontana dei Fiumi, Bernini, 1648-1651

Al centro della vasca una grotta “naturale” bagnata da copiose fonti e costellate di fauna e flora fluviale  funge da basamento per un enorme obelisco egiziano, coronato dalla colomba, simbolo della famiglia Phampili e dello Spirito Santo. I nudi scolpiti raffigurano le allegorie dei quattro principali fiumi della Terra, uno per ciascuno dei continenti allora conosciuti, che nell’opera sono rappresentati come dei giganti in marmo che siedono appoggiati sullo scoglio centrale in travertino: il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata . Il disegno dei quattro colossi nudi che fungono da allegorie dei fiumi risalgono all’antico. I giganti del Bernini si muovono in gesti pieni di vita e con un’incontenibile esuberanza espressiva che quasi incute paura: il Danubio per esempio indica uno dei due stemmi dei Phampili presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero, mentre il Nilo si copre il volto con un panneggio con un gesto fortemente teatrale.

Particolare del fiume Danubio

Particolare del fiume Danubio

Oltre ai quattro giganti fluviali Bernini osa ancora di più, e come se avesse a disposizione una tela su cui dipingere, incornicia il tutto con animali e piante esotiche di proporzioni oltre natura: così da un anfratto appare un cavallo pronto a lanciarsi in un improvviso galoppo, un leone si abbevera ai piedi di una palma africana, mentre un fantasioso coccodrillo sbuca accanto ad un gruppo di cactus;e ancora grossi pesci (o delfini) e serpenti nuotano nella vasca con le fauci aperte.

Particolare del Leone che si abbevera

Particolare del Leone che si abbevera

L’osservatore, girando intorno alla fontana, scopre  nuove forme o particolari che da un’altra visuale erano nascosti o quasi del tutto coperti dalla massa rocciosa. Il Bernini vuole suscitare meraviglia in chi ammira la fontana, tanto che ,a lavoro concluso, volle dare colore alle rocce, alla palma e alle altre piante, e dispensò vernice dorata in vari punti. Così, all’illusionismo dell’insieme, si aggiungeva una componente coloristica ancora più accentuata e d’impatto.

Ovviamente la creazione di questa fontana non avevo solo uno scopo puramente urbanistico ed estetico, ma stava a simboleggiare il trionfo della Chiesa sul paganesimo e alla sua onnipotenza sui quattro continenti del mondo. Il moto incessante delle acque che sgorgano e che vanno ad unificare le singole parte del monumento, realizzano un po’ il sogno dell’artista di rendere nei suoi lavori

“L’impressione della vita palpitante e del movimento del reale”

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Dotato di una tecnica portentosa oltre che di una fervida immaginazione e creatività, perfettamente in linea col periodo artistico del suo tempo, Gian Lorenzo Bernini seppe dar vita e voce agli ideali, ai miti e alle aspirazioni temporali e spirituali della Roma papale del Seicento.

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