Sandro Botticelli – La Primavera

Nell’aria inizia a sentirsi quel vago sentore che preannuncia l’arrivo della mia stagione preferita, la primavera. Le temperature sono ancora abbastanza rigidine quì a Milano, però il sole così splendente, il cielo così terso e le giornate che si allungano sempre di più, mi suggeriscono l’arrivo di quell’atmosfera che solo quella stagione sa darmi.

Quale opera potrebbe meglio ricordare questo momento se non la Primavera di Botticelli?

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Sandro Botticelli (Firenze, 1445-1510)  il cui vero nome era  Alessandro Filipepi, ebbe la sua formazione artistica prima presso la bottega del già famoso Filippo Lippi, da cui ereditò la linea sinuosa delle figure e l’estrema grazia ed eleganza delle figure femminili, e poi dal pittore e orafo Verrocchio (già maestro di Leonardo da Vinci), da cui invece assimilò la plasticità compositiva e la cura dei particolari.

La produzione artistica di Botticelli può essere suddivisa in due grandi periodi; il primo, che più o meno arriva fino a metà degli anni ’80 del XV secolo è quello in cui lo vedono come il pittore che meglio incarnava la fastosa corte medicea di Firenze. Attraverso sensualità vibrante delle sue figure, dee e Madonne soprattutto, la preziosità dei particolari e la vivacità dei colori, si faceva interprete della filosofia neoplatonica che tanto andava in voga tra gli umanisti fiorentini dell’epoca:l ‘universo pagano, con le sue divinità, viene recuperato come portatore di valori etici e spirituali che accompagnano l’uomo nel cammino verso Dio.

Di questo primo periodo quindi fanno parte parte, per esempio, L’adorazione dei Magi (1475), la notissima Nascita di Venere (1482) e La Madonna del Magnificat (1485), tutte esposte agli Uffizi a Firenze.

Adorazione dei Magi, 1475

Adorazione dei Magi, 1475

Madonna del Magnificat, 1485

Madonna del Magnificat, 1485

I capelli dorati della Madonna e degli angeli, la preziosità delle vesti che indossano i personaggi, la cura e la meticolosità con cui è raffigurata la corona posta sulla testa della Vergine..sono tutti elementi che rendono riconoscibilissima la mano di questo pittore.

Un secondo periodo è invece da vedere nella sua produzione da fine anni ’80 in poi. Dopo un breve soggiorno a Roma (nel 1481) per affrescare tre scene all’interno della Cappella Sistina, le linee delle sue opere iniziano a accusare una certa “increspatura”: diventano più dure, aspre e marcate; i volti delle figure abbandonano i lineamenti dolci e delicati delle prime opere per raggiungere espressioni di phatos e drammaticità sempre maggiori.

Nel 1492 muore Lorenzo il Magnifico così come muoiono tutti i sogni e le speranze della Firenze rinascimentale. Il culmine viene raggiunto con l’esilio dei Medici nel 1494 e con la predicazione fortemente apocalittica del frate domenicano Girolamo Savonarola. Col bisogno di un rinnovamento spirituale, ogni evasione culturale, compresi libri e dipinti profani vengono banditi, a favore di un ritorno all’ordine e di usi e costumi sobri . E così si adatterà anche Botticelli, fortemente toccato da questo rinnovamento cristiano.

La derelitta, 1495

La derelitta, 1495

Ma tornando al periodo più “umanista”, parliamo de la Primavera (1478-1482).

La Primavera, 1478-1482

La Primavera, 1478-1482

E’ forse  una delle tele più emblematiche di tutto il Rinascimento la cui interpretazione, ancora tutt’oggi, desta pareri discordanti; era sicuramente un’opera destinata ad un pubblico colto,che fosse in grado di cogliere i numerosi riferimenti filosofici, iconografici e letterari.

La scena si svolge nel giardino delle Esperidi (il giardino degli dei in cui crescono i pomi d’oro) e, secondo l’interpretazione più comunemente accettata, va letta da destra verso sinistra: Zefiro, il venticello pungente di Marzo porta la primavera, rapisce la ninfa Clori che, spaventata cerca di sfuggirgli, ma inutilmente; la fanciulla infatti accetta di sposare Zefiro che, come dono di nozze, la trasforma in Flora (ovvero la Primavera), divinità sempre giovane e feconda, protettrice dei lavori agricoli e della fertilità femminile e che nell’opera è raffigurata con ghirlande e corone di fiori. Al centro della composizione, davanti ad un cespuglio di mirto, sua pianta sacra, Venere, dea dell’amore. Sopra di lei, bendato, Cupido pronto a scoccare una freccia infuocata verso le Tre Grazie, che indossano gioielli di casa Medici. Chiude la composizione Mercurio, riconoscibile dai calzari alati, che con il suo caduceo, tiene lontane le nere nubi che minacciano la quiete eterna del giardino.

Le linee delle figure sono così  morbide, flessuose ed eleganti (basti notare i corpi delle Tre Grazie), le pose così ricercate ed aggraziate che i contorni acquistano più una funzione ornamentale che di delineare le figure. Da sottolineare anche la meticolosità e la precisione nel raffigurare le centinaia di specie di fiori e frutti che contrastano col manto verde scuro del prato che li ospita.

Il committente fu sicuramente Lorenzo il Magnifico, ma incerta l’occasione: per celebrare le nozze di un cugino o la nascita del nipote.

La Primavera rimane senza dubbio una delle opere più famose e popolari del Rinascimento italiano e la sua dubbia interpretazione la rende ancora più affascinante agli occhi di chiunque abbia la fortuna di ammirarla dal vivo.

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