Il porcospino.

Sapete quei giochi dove ti viene chiesto “ma se fossi un animale cosa saresti?”

Ecco, qualche giorno fa mi hanno dato del porcospino. Cioè, non stavo facendo quel gioco lì, ma sono stata comunque etichettata come quell’animaletto del bosco che, oltretutto ho visto una sola volta in vita mia.

Cazzo è vero, quella persona ci ha preso in pieno. Eppure sono porcospino da poco. In questa nuova veste ci abito da non molto tempo, devo ancora abituarmici. Inizialmente ero stata definita istrice, ma poi, per fortuna (anche perchè è più bellino!), è stato scelto l’altro animaletto “pungente”. Non ho chiesto a quella persona del perchè del cambio animale, ma ho subito pensato che fosse a causa degli aculei: l’istrice li ha fissi, il porcospino li può ritrarre. Si sono un riccio. L’istrice non fa per me.

Sono sempre stata sfuggente nei confronti di tutto ciò che stesse al di fuori ed attorno a me: il mondo, le persone che lo popolano,le sfide, i cambiamenti; sono sempre stata un po’ come un’ albina nei confronti della luce del sole: ho sempre cercato il mio angolino buio dove potermi rintanare per stare al sicuro, e non necessariamente questo nascondiglio era qualcosa di positivo, mi bastava sapere che c’era e che avesse quell’odore di casa.

Poi si cresce, si matura e inizi ad esplorarla quella luce attorno a te..pian piano..a tastoni..metti un piede fuori dal cerchio buio..e poi fai due passi..e poi abbandoni la tua copertina di Linus sicura per inoltrarti nel mondo che tutto sommato ti sembra anche piacevole come posto: E ti inizi a dire che forse ti sei persa tantissime cose mentre te ne stavi li in penombra, in quello sgabuzzino scuro, immobile, statico, senza finestre sul futuro. E allora prendi sicurezza, gridi, urli e dici che in quel posto non ci vuoi tornare più, perchè fuori si sta bene, perchè fuori si può anche essere felici. E ti sembra anche di poterlo conquistare questo mondo che ti sembrava tanto lontano ed ostico.

Poi però succede che qualcosa si rompe. E la felicità, che ti sembrava tanto indissolubile, svanisce, a causa di cose non dette, di parole, di bugie, di paure, di illusioni, di mancanze, disillusioni, di lacrime, di fiducia sbagliata. E vuoi tornare nel tuo nascondiglio buio. Dove tutto è fermo, ma dove sai che nessuno ti potrà fare altro male. E questa volta le barriere le alzi ancora più alte, più solide, più resistenti ed acuminate, saranno così imponenti che nemmeno tu stesso sarai in grado di ritrovarti.

E diventi un porcospino.

E non credi più a  quello che la gente pensa di bello di te, perchè ripensi a quella parentesi nel mondo e ti bruciano ancora le ferite aperte, come se fossero cosparse di sale; non vale più per te pensare che i gesti valgono più delle parole, perchè sono stati quelli che ti hanno confusa e raso al suolo piccole certezze conquistate. Voglio tornare nella mia penombra, in quella di un sicuro sottobosco, tra le foglie cadute e i rovi, dove la gente non si addentra quasi mai. Ecco, io sto lì. Se allunghi la mano verso di me, ti pungi. e te ne andrai. Non so cosa io potrò essermi persa, ma almeno sono certa che non starò ancora così male come era successo nel mondo,dove mi sono fidata e mi sono ritrovata lacerata.

Io non volevo essere porcospino, ma mi ci hanno fatta diventare. Mi CI HAI fatta diventare.

Continuo a ripetermi che sono un porcospino e non un istrice.

Sotto gli aculei ci sono IO, ma chissà se qualcuno penserà mai davvero che vale la pena scoprire cosa c’è sotto la corazza.

Sono un porcospino e non un istrice. Sono un porcospino e non un istrice.

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