Il Dada

Ciao a tutti! sono mesi che non scrivo più per l’appuntamento “artistico” Cafè Guerbois; chi mi legge abbastanza assiduamente avrà capito che gli ultimi mesi non sono stati molto felici e facili per me, quindi ho abbandonato temporaneamente questa rubrica, ma ora penso sia giunto il momento di rimettersi un po’ in marcia. Dopo una serie di post abbastanza negativi e cupi ho pensato che fosse meglio affrontare un tema un po’ più “leggero” e così vi parlerò del movimento Dada ( o dadaismo).

Mai come questo ultimo periodo ho avuto prova di come la vita e le persone si possano prendere gioco di te, come se fosse tutto uno scherzo; scherzo di cui tu non puoi cambiare le regole, ma solo subirle, a volte con conseguenze che non fanno molto ridere. Il Dadaismo ha in effetti fatto pernacchie e sberleffi all’arte dell’epoca, se n’è preso gioco, l’ha dissacrata,massacrata e provocata e, nonostante siano molto discutibile considerarlo un movimento artistico, ha sicuramente lasciato un segno nella storia dell’arte di inizio XX secolo.

Cabaretvoltaire

Il cabaret Voltaire oggi. Dell’originale rimane solo una targa commemorativa.

Il Dada nasce a Zurigo nel 1916 presso il Cabaret Voltaire.

Suo fondatore fu Hugo Ball, studioso e drammaturgo tedesco che si era rifugiato in Svizzera durante gli anni della guerra.

Presto il Cabaret divenne luogo di incontro tra letterati e studiosi che avevano in comune, oltre al fatto di non essere svizzeri, il disprezzo e il rifiuto della guerra e la paura di essere chiamati al fronte. A differenza, per esempio del Futurismo, (movimento, cronologicamente parlando, antecedente a quello Dadaista) che osannava la guerra,  i dadaisti reagirono con forte indignazione alla brutalità dell’esperienza bellica. Disprezzavano il nazionalismo dei popoli e la sottomissione al potere. Il loro obiettivo era un po’ quello di liberare le coscienze degli uomini,

Il Dada voleva distruggere gli inganni della ragione e scoprire un ordine irrazionale (Hans Arp)

Per operare questo cambiamento i dadaisti utilizzarono diversi espedienti, tant’è che in Europa e non solo, nacquero tanti movimenti Dada, con un obiettivo comune, ma raggiunto in modalità differenti.

Dada a Zurigo: (1916/1917) Oltre al già citato fondatore Hugo Ball, gli altri artisti che si legarono al movimento svizzero furono Tristan Tzara, Marcel Janco, Hans Arp, Hans Richter e Richard Huelsenbeck. Ogni sera al Cabaret Voltaire venivano messi in scena spettacoli di vario genere: dalla lettura di “poesie” onomatopeiche senza senso, o la creazione di racconti “casuali”: ritagliavano parole da un articolo di giornale, le mettevano dentro un sacchetto, agitavano il tutto  e poi a turno pescavano i ritagli che venivano messi uno dietro l’altro, formando così una poesia o un racconto.Durante questi spettacoli spesso si travestivano in modo assurdo, e gli accompagnamenti musicali erano alternati da rumori di strade o da suoni onomatopeici. Pare, inoltre, che il nome DADA sia nato proprio durante una di queste serate, anche se aleggiano numerose leggende sulla “paternità” del nome; la più credibile è legata a Ball e Huelsenbeck che, sfogliano un dizionario francese-tedesco, lessero la parola “dada”, che in francese vuol dire “cavallo a dondolo”, piacque immediatamente per l’immediatezza e l’incisività e decisero quindi di estenderne l’uso a tutte le loro attività.

Dada divenne così la parola adatta ad esprimere il rifiuto delle convenzioni borghesi e il grido di battaglia ideale per combattere le tradizioni letterarie ed artistiche dell’epoca.

Dada non vuol dire niente. Vogliamo cambiare il mondo con il niente (Huelsenbeck)

oppure

Un dadaista è un uomo che ama la vita nella sua multiforme incommensurabilità. E che sa e dice: la vita non solo quà,ma anche da da. (Baader)

Nonostante l’impegno e l’ondata di novità, ben presto la dinamica dadaista diede segni di cedimento a Zurigo e molti dei componenti del movimento migrarono in altri paesi d’Europa dove getteranno il seme per dare vita ad altri movimenti dada.

Dada a Berlino: (1918/1923) Ben diverso dal clima pacifista e “giocoso” di Zurigo è l’atmosfera socio-politica della Germania, dove la crisi e gli effetti della guerra sono talmente evidenti che anche il Dada si tinge dei colori della rivolta. Oltre al già conosciuto Huelsenbeck, si unirono Johannes Baader, George Grosz, Raoul Hausmann, Hannah Hoch e John Heartfield, che il 12 aprile 1918 ufficializzarono la nascita del Club Dada. Contraddittorietà, non senso ed incongruenza erano destinate a diventare i caratteri primi del movimento, ma in modo molto dissacrante, irruento ed aggressivo; se i dadaisti svizzeri erano nichilisti e a-politici, i berlinesi erano chiaramente contro la borghesia e la Repubblica di Weimar ed istigavano la massa ad insorgere contro i dettami dell’arte.640px_img_1920_messe-1

Apice e declino del movimento fu la Dada Messe (prima fiera internazionale Dada), che si tenne il 30 Giugno del 1920 in un negozio di antiquariato e che, oltre ad enormi manifesti che proclamavano la morte dell’arte e la nascita di dada, vedeva la presenza di un enorme manichino vestito da ufficiale con una maschera di maiale.

Vorrei cancellare i confini netti che noi esseri umani, sicuri di noi stessi, siamo inclini a tracciare attorno a tutto ciò che per noi è raggiungibilie (Hannah Hoch)

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Merz – Kurt Schwitters

Dada ad Hannover e Colonia: In questi due paesi il movimento Dada prese terreno in modo molto più limitato. A Colonia, il nome più importante è quello di Kurt Schwitters, rifiutato dai berlinesi perchè non schierato politicamente; le sue opere principali erano collages ed assemblaggi che chiamava tutti col nome di Merz.(miscellanea).

Mentre a  Colonia i nomi più illustri furono quelli di Max Ernst (poi surrealista) ed Hans Arp; ma l’unico evento degno di nota fu una “mostra” che venne chiusa dalla polizia entro breve  con la causa di istigazione alla pornografia.

Dada a New York (1915/1920):Anche in questo caso i principali artefici della diffusione Dada oltre Oceano furono gli artisti europei in esilio: i francesi Marchel Duchamp e Francis Picabia si conobbero nel 1919 e si unirono al fotografo americano Man Ray. Anche a New York Dada provocò una buona dose di scandali, ma i suoi membri rimasero estranei all’attivismo politico. Picabia, per esempio, disegnava assurdi macchinari , ironici ed erotici, che ridicolizzavano l’infatuazione nei confronti della tecnologia e del progresso.

Man Ray utilizzava creava nuovi oggetti unendo parti di essi con il corpo umano, dando vita una specie di ibrido che, non raramente, rimandava ad elementi erotici e sessuali.

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Appendiabiti – Man Ray

Francis Picabia – Parade Amoureuse

Duchamp è invece stra noto per  i suoi ready -made (pronto-fatto) : oggetti comunissimi, quali un orinatoio o una ruota di bicicletta, vengono elevati ad opera d’arte solo grazie all’intervento dell’artista che li fa diventare tali. Per Duchamps non si tratta solo di rifiutare il concetto di arte così come era stato definito fino ad allora, ma vuole proprio ridimensionare e ridefinire ciò che può essere chiamato arte e spiazzare l’osservatore, in modo tale da indurlo a prendere in considerazione l’ oggetto sotto diversi punti di vista.

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Duchamp – Fountain

Dada a Parigi (1920/1922): Nella metropoli francese il movimento conobbe una tardiva fioritura e l’impulso fu dato dall’arrivo di Picabia a Parigi nel 1920, a cui poi si unirono Max Ernst, Hans Arp e lo scrittore Andrè Breton. Come a Zurigo, il movimento fu incentrato soprattutto  intorno alla letteratura, ma a differenza dei loro colleghi svizzeri, la produzione di riviste fu massiccia ed intensa. Al gruppo parigino va il merito di aver iniziato ad utilizzare il metodo della “scrittura automatica”, che sarà poi largamente preso in considerazione dai surrealisti, movimento artistico nato un po’ dalle ceneri di quello dada.

Io vi dico che le opere d’arte di oggi sono le verità di domani (Duchamp)

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