Chi si accontenta, gode?

La notte porta consigli – si dice- ma a volte anche ricordi e pensieri indesiderati. 

Esattamente come mi è successo qualche nottata fa.

Ma se io, qualche anno fa, mi fossi fatta andare bene una persona, e tutto quello che ne sarebbe conseguito, ora come starei?

Lo so che è un discorso, fondamentalmente, del cazzo, eppure ci penso, ultimamente; sottolineo, ribadisco, evidenzio e ripeto che non sono  pentita della scelta che feci all’epoca, ero convinta della mia decisione, e lo sono tutt’oggi; però per un momento ho provato ad immaginare me stessa, se avessi invece accettato la situazione, la persona e quello che mi avrebbe potuto offrire. Ecco. Il punto è proprio questo: mi avrebbe sicuramente offerto qualcosa che ora non ho e, non so, nemmeno se e quando raggiungerò. Avrei  sicuramente un lavoro, anche se probabilmente in un’altra città, quindi, di conseguenza, soldi in entrata e costantemente; avrei i mezzi per costruirmi un futuro più solido e non in bilico e rattoppato come le prospettive attuali, di conseguenza, meno ansie e isterismi per dover ricominciare ogni volta a cercare un’occupazione (nuovamente temporanea) e non mi lamenterei di essere sola.

Ma a che prezzo?

Avrei, quasi sicuramente, ricevuto tutto questo, e anche di più. Ma avrei dovuto farmi andar giù parecchie cose. Un carattere incompatibile col mio: troppi controlli, troppa possessività, ma nel contempo troppa poca professionalità e serietà in altri ambiti. Mi sarei sentita in gabbia: magari una bella gabbia, decorata, preziosa, piena di comfort, ma pur sempre una prigione. L’avrei, inoltre,  sicuramente traditoPer quanto tempo mi sarei potuta far andar bene la cosa? Per quanto tempo sarei riuscita a mentire a me stessa e ad accontentarmi di tutto ciò?

E se invece poi mi fossi  abituata alla cosa? O se forse sono stata troppo intransigente io?  E’ così forte, ora, il desiderio di avere dei punti fermi nella vita (che, ad oggi, non è mai stata così allo sbando e senza viti che la tengano ben salda), e di staccarmi definitivamente da altri che mi agguantano da troppo tempo, che se mi si ripresentasse l’occasione, forse cederei.

Magari sono alla ricerca di qualcosa e qualcuno che non esiste. Qual è il limite tra il doversi accontentare e lo scendere a giusti compromessi?

Sono così stanca.

 

 

 

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