Era meglio quando per strada c’era chi ti diceva “oh, abbassa lo sguardo! vuoi botte?”

L’altra sera ero da Mc Donald con un paio di amiche e, osservando la moltitudine di avventori che sostavano al fast food, ci siamo accorte che i giovani di oggi sono di meno tipologie rispetto a quando eravamo adolescenti noi.

Prendendo in considerazione un largo periodo che va dal ’98/99 al 2005/2006 circa, se ci pensate c’erano una varietà infinita di “modi di vedere ed affrontare il mondo”, che poteva manifestarsi con il diverso genere musicale preferito, gli indumenti indossati, o un particolar modo di portare i capelli e il trucco. Erano così netti e distinti i vari generi che, immediatamente, quando si andava in giro o si passeggiava tra i corridoi della scuola, riconoscevi se il tizio della 3B fosse un alternativo, un metallaro o un emo.

Ma vediamo quali erano le tipologie più in “voga”.

L’Alternativo:  che portava sempre i vestiti un po’ “sbracaloni”, pantaloni anche scoloriti, magliette e felpe larghe, portachiavi con mille chiavi, un persistente odore di “siga” (o sizza) oppure di cannabis addosso ed impregnato nella pelle; la kefiah era il vero segno di alternatività,(spesso sudicia e mai lavata), Converse (più distrutte erano meglio era), spille al posto di orecchini. frequentatore di Centri Sociali, con la politica sempre in bocca e spesso ascoltatore di musica che andava dal grunge dei Nirvana al raggae di Bob Marley e rifiutava tutto ciò che potesse essere commerciale. Provava una strana e irrefrenabile passione per un certo Sig. Sistema, e cercava, invano, di “fotterlo” il più possibile. Palesemente di sinistra.( Estremizzazione era il punkabbbbestia:  avevano 1 o più cani al seguito (pitbull di solito), chiedevano soldi in metropolitana, assumevano ketamina e andavano ai rave.)

Il Tamarro: Per eccellenza l’opposto dell'”alternativo”. Quando andavo a scuola io esistevano diversi nomi per identificare codesto essere, come truzzo, tabbozzo, zarro..etc ma tutti indicavano il tipico ragazzetto/a coi jeans aderenti, scarpe da ginnastica con suola da trampoliere (le Fornarina o, per i più impavidi , le orribili Swear); i ragazzi avevano tagli di capelli improbabili: tipo rasati ai lati e scopettino da bagno nel centro della testa. Cappellino appoggiato (non calzato!!) sulla testa e ascoltavano musica tipo Gigi d’Agostino, Fargetta, Datura. Ovviamente andavano a ballare  fino dalla tenera età, il sabato pomeriggio.E usavano un linguaggio e dei modi di dire che, senza decodificatore, non potevi comprendere.(Minchia oh, troppo regolare / oh, ma zio, come parli apparecchiato)

(In realtà il tamarro ha avuto un’evoluzione: ancora oggi viene usato questo termine, ma indicano un diverso tipo di persona..ad oggi si avvicina un po’ al tipico “tronista”. Lampadato, muscoloso, belloccio, che va ai programmi della D’Urso e spesso, non eccelle in intelligenza.)

Estremizzazione del tamarro era il Gabber:  teste rasate, sopracciglia rasate, piercing. Per la ragazze capelli coi codini e frangette e la parte sotto della testa rasata. Abbigliamento di una certa marca. Tute. Cappellini. Solo ed esclusivamente “musica” Hardcore (concesse, l’Hardstyle e la Techno), serate al Number One, dove facevano la “piramide”.  Al liceo una mia compagna ha attraversato la fase gabber e, a parte portare durante l’ora di ed.fisica improbabili musicassette con rumori stile industria metalmeccanica,ballata in modo sincopatico, ho avuto modo di scoprire che anche tra i gabber esistevano ulteriori estremizzazioni che li portavano ad assomigliare a delle Drag Queen. Pensiero politico (se ne avevano uno) di estrema destra.

Il San Carlino: (o figlio di papà). Per me personalmente, la “razza” peggiore. Se non vestivi Fiorucci, se non eri mai andato in vacanza a Sharm,se compravi le cose al mercato, eri uno sfigato. Vestivano sempre con le scarpe Clarks (orribili ed informi) e millantavano di andare a party supermega costosi, dove si ubriacavano bevendo vino dalla prestigiosa cantina del papi. Tra le materie in cui andavano meglio a scuola c’era la “LECCHINOLOGIA”. Le ragazze erano spesso fighe di legno.

Il metallaro: Esemplari di metallari esistono tutt’oggi, ma secondo me sono un po’ in via d’estinzione. Vestiva con abiti che vanno dal nero fumo al nero nerissimo.Anche d’estate con 40 gradi. Borchie.Spille. Stivaloni. Spesso palandrane (nere) lunghe fino ai piedi. Alta percentuale di capelli. Gran bevitore di birra. e musica in cuffia (di musica heavy metal, gotic e similari) ad un volume così alto che lo sentivi ancora prima che salisse sul tram. Le ragazze avevano un make up che Clio spostate! collant (neri) spesso strappati, bustini e lenti a contatto di colori e forme assurde. Estremizzazione: (più o meno vera) i satanisti.

Gli emo: Questo fenomeno, l’ho visto quando ormai ero già più “grandicella” e penso sia l’ultimo che sia stato accolto in massa. I capelli costituiscono una base fondamentale della moda emo, in quanto è attraverso di essi che  trasmettono alle altre persone le loro emozioni, i loro pensieri o gusti personali.Solitamente avevano capelli neri, lisci, con lunghissime e asimmetriche frange che impediva loro di vedere ad un palmo dal loro naso. Gli emo non avevano voglia di vivere.Apatici. Depresso-andanti. e con una verve di bradipo.

Ovviamente questi sono sono degli esempi, perchè di “categorie” (e sottoinsiemi) ce n’erano molte altri, ma i più presenti quando ero giovane io, erano questi. Ok, ora io ho descritto il tutto con una dose di ironia e sarcasmo, ma in fondo sono stata un po’ l’ aternativa anche io ( andavo in giro con le All Stars completamente rotte, anche di due colori diversi e odiavo le mie compagne del liceo che andavano a ballare); sono stata assieme ad un gabber che poi è diventato è tamarro ( e l’animo da tamarra mi è rimasto.. la traccia hardstyle nella mia playlist c’è) e momenti di  zero voglia di vivere e “nessuno mi capisce” li ho vissuti anche io..insomma, ognuno di noi è stato un po’ di queste cose.

Ma oggi?

Oggi, di tutto questo bagaglio cosa è rimasto? Oggi a me pare che tutti siano omologati.Poche distinzioni. A parte  il momento “hipster”, chi altro c’è? Cosa è successo ai giovani? Queste tante distinzioni hanno, ovviamente, portato a discriminazioni e confronti più o meno violenti, ma almeno c’era la possibilità di scegliere , durante la crescita, in cosa identificarsi..era un modo per farsi le ossa, per fare esperienza. Ma i giovani di oggi, per certi versi, sembrano così vuoti e così “cattivi”;per certi versi è come se avessero poca voglia di sperimentare. E’ tutto così triste, così limitante.

Ma oggi invece tra cosa puoi scegliere? se essere il bullo o la vittima?

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