Il maratoneta.

Come si capisce quando si è davvero guariti?

7 mesi (fa).

Ancora mi capita di sentire il battito dell’orologio amplificato prima di addormentarmi; e ho la voglia di prendermi i tranquillanti. ma poi non lo faccio.

Ancora c’è frastuono nella mia testa.

Ancora ti sussurro la buonanotte.

Ancora non metto lo smalto verde.

Ancora certe parole sono taboo.

Ancora per quanto continuerò?

Lo sento, che la presa si sta allentando. Che sto mollando il colpo. Che sto per arenarmi e farmene una ragione.

Quando sono incasinata dentro, quando ho troppi pensieri da ascoltare, copro la loro voce, i loro sussurri e le loro grida..con la musica. a palla. nelle orecchie. Premo play e dinanzi a me sempre la stessa scena. Sempre la stessa. Io che corro, a perdifiato, sotto la pioggia; coi vestiti zuppi che appesantiscono il mio corpo, ma non impediscono di continuare a correre. I capelli appiccicati alla faccia, il fiatone, la rabbia dentro che gorgoglia, che vuole esplodere ed essere vomitata fuori. E io che corro come non ho mai fatto. Corro per raggiungere un posto che non so dove sia, ne cosa sia. So solo che devo farlo. Non sono inseguita, sono io che devo raggiungere. Sempre la stessa scena. Che corro spintonando la gente, senza girarmi a chiedere scusa. Senza guardare dove metto i piedi. Sono stanca, ma non mi fermo. Devo proseguire, almeno fino a quando l’ultima canzone tace. Poi è come un destarsi di improvviso: riprendono i suoni e i colori della strada, il vociare della gente, il clacson dell’auto, il semaforo verde, le rotaie scivolose del tram. Come se fuoriuscissi dalla realtà ovattata in cui ero caduta. Come se riprendessero a respirare i 5 sensi. wp_ss_20151016_0003

Poi dipende, premo di nuovo play, la corsa riprende.

Mi fermerò mai?

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