Purgatorio.

Stanotte faceva un freddo porcino e mentre tentavo in tutti i modi di auto-scaldarmi infilandomi anche un cardigan sopra il pigiama, ho iniziato a pensare (toh! che novità..).

Ho trovato un altro lavoro che dovrebbe tenermi occupata fino a Febbraio. E’ un tipo di lavoro che conosco bene (bookshop museale), di cui ho esperienza e che mi piace fare, nonostante le solite ansie che mi prenderanno all’inizio perchè devo imparare procedute tutte nuove dal principio. Ma lavorare a contatto coi libri e principalmente di arte, lo adoro.Mi piace il contatto con la gente, e non finirò mai di ripetere che tra le cose più belle che possono capitarti in questo tipo di occupazione, è vedere l’espressione compiaciuta del cliente una volta che gli hai dato in mano proprio il libro che stava cercando. Mamma mia mi da una soddisfazione pazzesca e anche una punta di orgoglio si impossessa di me.

Ho notato che non faccio fatica a farmi scegliere per questo tipo di lavoro: il CV parla da solo, ho avuto collaborazioni simili con quasi tutte le case editrici possibili che organizzino mostre e, soprattutto, penso si noti l’entusiasmo che trasmetto quando parlo delle mie esperienze passate. Quando feci il colloquio per la mostra di Boccioni la scorsa primavera, sentivo dentro di me che sarebbe andato bene..e lo stesso ho provato ieri mattina, post incontro per questa nuova mostra a Palazzo Reale. Non voglio apparire presuntuosa, ma certe cose te le senti da dentro se andranno bene o no.

Settimana scorsa invece ho fatto un altro colloquio, per certi versi più importante e che sarebbe potuto diventare quasi definitivo; sono andata in una sede che già conoscevo, prassi uguale, domande diverse (alcune un po’ del cazzo..diciamolo), alcune fatte apposta per metterti in difficoltà e, uscita da lì, sapevo non sarei stata chiamata. C’era qualcosa nell’espressione del recruiter (se si dice così) che mi ha fatto capire che non gli piacevo o semplicemente non mi riteneva la persona più idonea per il posto. E così è stato.

Ammetto che questa cosa mi ha fatto rimanere male. E se fossi brava solo per questi lavori temporanei? e se mi mancasse quel qualcosa per fare un passo avanti e mirare a qualcosa di più duraturo? (che poi è quello che sto cercando, e da non poco). Sono contenta, ma nello stesso tempo delusa di me.

E’ un concetto un po’ difficile da spiegare a parole; è come se uno giocasse alla lotteria e vincesse sempre il premio di consolazione: si bello, meglio di niente, eppure al primo premio, non ci arrivi mai. E’ un paragone un po’ astruso, ma è un po’ così che mi sento. Provare comunque della soddisfazione per avercela fatta, perchè ti hanno scelta tra tanti, perchè riuscirai ad avere una stipendio decente per i prossimi mesi e perchè andrai a fare una cosa che ti piace, eppure, nello stesso tempo, sentire di aver perso un’occasione, sentirsi un’eterna seconda.perennemente.

Cos’è che mi manca per fare il passo in avanti? se ripenso al colloquio di scorsa settimana, ci sono un paio di risposte che cambierei, ho paura di essermi un po’ tirata la zappa sui piedi. E se non avrò più occasione di dimostrare che valgo anche per rimanere e non per essere solo di passaggio?

 

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