Le scarpe vecchie

Pensieri notturni da mettere nero su bianco, così per farmi un po’ da promemoria.

Il “sottotitolo” del mio blog mai fu cosi azzeccato.. Per Aspera ad Astra (attraverso le difficoltà, fino alle stelle), ed è proprio vero.

Ieri sera cena con amici per festeggiare il mio compleanno in ritardo. Tavolata di una decina di persone che fino a 6/7 anni fa si vedevano praticamente tutti i weekend: aperitivo fuori, pizzate, serate danzerecce “stasera Borgo o Old Fashion? tu che ti metti..tacchi??” o semplice gelato in compagnia camminando lungo Paolo Sarpi, chiacchere, pettegolezzi e poi “ci salutiamo al solito angolo, ma scrivimi quando arrivi a casa”, alle 3 di notte.

E poi qualcosa si è spezzato.

Non un evento preciso, non un litigio plateale, nessuna uscita di scena o sgarro da vendicare. Solo la vita di mezzo.

Le priorità di alcuni son cambiate, c’è chi si è sposato, chi è andato a convivere, chi si è lasciato, ma poi è tornato, chi è rimasto sempre single. C’è chi ha dato priorità al lavoro, chi ai sogni, chi al dolore. Per un certo periodo io stessa ho cercato di fare da collante tra tutti, ma è come quando cerchi di aggiustare la suola delle tue scarpe preferite: in un primo momento pensi durerà, ma dopo un paio di camminate si scolla di nuovo e non torneranno mai come prima. E ho mollato il colpo. Ho buttato le scarpe e ne ho comprate di nuove.

Andava bene cosi, a tutti.

Era diventato solo un msg su whatsapp durante le feste e i compleanni.

Poi così come tutto se n’era andato, è tornato. Non so dire quando, non so dire da quando, non so spiegare come, ma ieri sera era davvero come 8 anni fa. Solo che noi siamo più grandi, adulti. Ci saranno ancora dissapori, simpatie ed antipatie particolari, ma è stato così bello ieri. Mi sembrava di essere dentro ad uno di quei film di registi italiani, alla Genovese o Ozpetek. Non si parla più di dove andare a ballare o della prossima vacanza a Riccione, ma di matrimoni assurdi e dell’Italia che sta andando a fondo: è tutto diverso, ma uguale. Le cazzate si dicono sempre, la risata sguaiata, la battuta a doppio senso i “tenetevi liberi il prossimi 17 giugno mi raccomando”.

Sono convinta che doveva andare così. Senza motivazione. Forse è solo diventare grandi.

E’ successo e basta. E poi tutto come prima.

Forse anche meglio.