Ginocchia insanguinate e tartarughe verdi

Torno a casa con la musica a palla nelle orecchie, ovviamente. Ho già cominciato ad accennare qualche passetto entrando in portineria, “tanto sono quasi tutti in ferie, non mi beccherà nessuno”, ma fremo perchè voglio aprire la porta, togliermi il vestito e ballare a piedi nudi. Sta passando Champion di Steve Aoki, questa traccia mi fa sempre venir voglia di andare in palestra e sudare come dio comanda. Prendo una birra (la terza della giornata) dal frigo, “cazzo è rimasta la Peroni, quelle che ha portato Laura l’altra sera”. La stappo al buio, mentre le note scorrono nella mia testa e prendono il sopravvento. A volte mi sembra di essere tornata a quando andavo a danza e facevo i saggi e provavo e riprovavo a casa i passi.

Non scrivevo da mezza vita. Ho pensato più volte di chiudere il blog, pensavo non avrei scritto mai più qua, ma è da qualche settimana che c’è un formicolio che mi ci ha rifatto pensare e poi oggi, stappando una birra che nemmeno mi piace, ho pensato che era il momento di provare a rifarlo. Perchè di cose da dire ce ne sarebbero eccome.

Sono cambiate un sacco di cose nell’ultimo anno. Ne sono successe altrettante, la maggior parte brutte. Sono stata giusto un po’ di merda, ma non sono mai caduta del tutto giù nel burrone, ho camminato molto vicino al baratro (no, Faxing Berlin di Deadmau5 la passo..sa troppo di arrendevolezza), il terreno ha franato spesso sotto i miei piedi, ho avuto tanta paura di arrendermi, di farmi fagocitare da quel essere morto (cit) e di farmi trascinare giù negli inferi con lui. Ma qualcosa dentro di me che non aveva ricevuto abbastanza dose di oblio è sempre rimasto vivo, chiamatelo subconscio, istinto, paura ( si, paura di dover passare un’intera vita senza gli amici, la mia migliore amica in particolare)  mi ha davvero salvato la vita e si è aggrappato strenuamente alla terra e mi ha fatto arretrare, e poi rialzare, nonostante le ginocchia insanguinate ed un io completamente distrutto.

“Tocco il cielo con un dito, mentre affondo nelle sabbie mobili”, ecco come mi definivo. Ecco come stavo. Quasi totalmente vampirizzata da un essere che per me era veleno ed antidoto nello stesso tempo. Non sforzatevi di capire. non ci riuscireste a meno che non ci siete annegati dentro come è successo a me ed è una cosa che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Da un lato vorrei mettere nero su bianco tutto le violenze che ho subito (nessun taboo, alla fine quella che ho subito è una pura violenza, non fisica, ma pur sempre di violenza si tratta..e credetemi , si ora fatelo per davvero, lascia lividi ed ematomi tanto quanto le botte), ma non lo farò, sia  perchè quel non-vivo non merita più un cazzo da me, tanto meno l’essere ricordato per le sue nefandezze, ma soprattutto perchè io su quelle ginocchia insanguinate mi ci si sono rialzata e ho ricominciato a camminare. E questa è la cosa di cui sono più orgogliosa. 

Nel momento in cui mi sono ritrovata a sperare con tutta me stessa che quella cosa mi mettesse le mani addosso in modo tale da poter finalmente vedere il male che mi stava facendo, ho capito che ero quasi ad un punto di non ritorno. e ho detto BASTA. Avrei dovuto farlo prima, ma avrei potuto anche non farlo mai. Ma l ‘ho fatto ed è l’unica cosa che conta. Non è stato facile. ci si ricasca all’inizio. La carne è debole – si dice- ma la mente è molto più malleabile di quello che si pensi e la gente è molto più cattiva di quanto uno possa immaginare. Ma io sono stata più forte.

Non è stato difficile chiedere aiuto (oddio, per me che non lo faccio quasi mai, un po’), ma te lo senti dentro quando da sola sai di non potercela fare ed è l’unica cosa che puoi fare, l’unico treno che puoi prendere. Vai lì e non sai che dire,  cincischio le pellicine delle dita, continuo a cambiare posizione sulla poltrona, vedo tartarughe verdi davanti a me,  e dico che voglio “guarire”, che il problema è quello, ma ho paura di dire cose scontate e che non verrò ascoltata (di nuovo), che butterò via i soldi, che non verrò salvata nemmeno questa volta. Ed invece è stata la scelta migliore che potessi fare nella mia vita. Veramente dalla merda può nascere un fiore.

Acquisire consapevolezza di sè è una sensazione bellissima.Assurdo quanto non riesca a descriverlo a parole,ma è come se avessi improvvisamente utilizzato un balsamo miracoloso che ha sciolto i nodi che ti portavi dietro da una vita intera: eh si, perchè funziona sempre così..che vai lì per un problema che poi non è altro che la punta dell’iceberg. Tutto il malloppo è ciò che si trova sotto. E scavi, scavi, scavi..hai paura di quello che potresti trovare e “se non ce la faccio?” Ma ormai i mezzi per affrontare il viaggio ce li hai e sono sempre più di miglior qualità. e si che ce la fai e da sola, perchè impari che nessuno ti può salvare, che ci si salva  da soli.

E scopro che io valgo, che posso decidere per mio conto se una cosa mi va bene o no ,che al centro della mia vita ci sono io e che non mi faccio più sabotare dagli altri nè sono in balía loro, che io sono la persona più importante per me stessa,che sto procedendo lungo la strada giusta e che ho tutti gli strumenti per difendermi. Scopro di piacere alla gente (mi hanno perfino detto che sono  intraprendente )che  in ogni cosa c’è sempre il lato positivo oltre a quello negativo, scopro che cerco la solitudine per rafforzare la mia identità, che anche se desidero qualcuno accanto a me per condividere quotidianità, progetti, o anche una semplice serata assieme, non mi sento sola quando sto con me .Non sono più una bambola “rotta”, nessuno mi deve aggiustare, a quello ci sto pensando io. Di mostri sotto il letto (e nel letto) non ne voglio più.

E sapete che c’è? che ora quando mi chiedono “come stai'” e io rispondo BENE, lo penso per davvero.

 

 

p.s penso mi tatuerò una tartaruga verde