Decontaminazione

Come mi accorgerò che sto guarendo?

E poi leggendo un libro mi trovo questa frase che pareva fare al caso mio :

E quand’è che guarisco? Quando non ti ricordi più come ti sei fatta male (cit. Da Due sirene in un bicchiere)

frase che ho immediatamente sottolineato. Mi ci sono ritrovata molto dentro, ma col senno di poi mi sono resa conto che non è proprio del tutto vera. E’ verissimo che si può guarire, ma trovo che non sia rispettoso nei miei confronti DIMENTICARE come mi sia fatta male. E’ comunque una parte della mia storia, e mi appartiene. Voglio gettare nell’oblio tutto ciò inerente a quell’essere, ma non al mio vissuto, perchè quello è MIO.

E’ difficilissimo scindere le due cose, ve l’assicuro. A volte c’era qualcosa che stonava quando camminavo lungo le strade della mia Milano, perchè le sentivo sporche, marce, come se un malessere venisse a bisbigliarmi all’orecchio e mi si appiccicasse addosso come l’afa. Erano strade che avevo percorso quando ero incastrata nelle paludi. Ecco da dove proveniva cosi tanto olezzo. No e no. Erano  CONTAMINATE. E mi dava fastidio. mi innervosiva. Avevo bisogno di DEPURARLE. Ma come fare? Non so spiegare come abbia fatto, ma piano piano, giorno dopo giorno è successo. Un processo forse naturale.

Come per le foto. Ne avevo a centinaia. Appena iniziato questo viaggio quando le guardavo e pensavo di cancellarle mi “prendeva male” perchè per me erano testimonianza dell’aver avuto una “relazione” con una “persona” e non volevo sentirmi la solita sfigata che pensavo di essere. Quindi le tenevo li. Il tempo passava e quando mi ritrovavo a guardarle notavo che quel sorriso che mi pareva di avere in realtà era celato da occhi spenti ed occhiaie, ed ho iniziato a cancellarne qualcuna, partendo da quelle dove ci fosse quello. E poi le riguardavo e mi rendevo conto che non ero così bella come mi sembrava di essere quando ci stavo assieme: perchè ricordo perfettamente l’ansia che mi attanagliava giorno dopo giorno, mi pareva di non avere tregua nemmeno la notte, come se potesse spiarmi nel sonno (senza più sogni). E ho capito che le foto non erano altro che dei contenitori vuoti, era inutile tenerle, perchè ogni volta che le avrei guardate avrei visto solo ciò che mi aveva dilaniato l’identità. 

Dovevo smettere di essere sua complice.

Hasta que fuiste carcelero
Yo era tuya compañero (Rosalía – A ningún hombre)

E così il processo di decontaminazione è iniziato ed è tutt’oggi in corso. E sto facendo un buon lavoro, nonostante non sia sempre facile. Ma ho imparato un trucchetto che funziona alla grande quando mi prende un po’ di sconforto; penso che se fossi ancora imprigionata mi sarei persa un sacco di cose “normali” che invece ora posso fare, come la birretta coi colleghi dopo il turno, il rossetto sulle labbra, come le vacanze al mare ,come il matrimonio della mia amica a cui sono stata, la colazione fuori da sola, la risata sguaiata in mezzo alla strada, la ricerca della casa, il momento da sola con me stessa senza inventare bugie o dare giustificazioni. Ogni volta è come tirare un sospiro di sollievo ed è bellissimo.

Guarisci quando, seppur consapevole di come sia successo, ci convivi ma non ti fa più male.